ROMA – A bombardare la scuola di Minab, in Iran, in cui sono morte 165 bambine, “probabilmente” sono state le forze statunitensi. L’agenzia Reuters, in esclusiva, rivela i primi, provvisori, esiti dell’indagine interna dell’esercito Usa che, si precisa, è tuttora in corso. Però “gli investigatori militari statunitensi ritengono probabile che le forze statunitensi siano responsabili di un apparente attacco a una scuola femminile iraniana- riferisce Reuters- in cui sono morte decine di bambine sabato scorso”, avvenuto il 28 febbraio, data che segna l’avvio dell’Operation Epic Fury (trad.: operazione furia epica). “Ma non hanno ancora raggiunto una conclusione definitiva, né completato le indagini”, prosegue l’agenzia anglo-canadese, citando due funzionari statunitensi anonimi. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’indagine: quali prove abbiano contribuito alla valutazione provvisoria, che tipo di munizioni siano state utilizzate, chi fosse il responsabile o il perché dell’attacco a una scuola.
IL NYT: “SCUOLA DISTRUTTA PER ERRORE, ERA VICINA A UNA BASE MILITARE”
È il New York Times a dirci qualcosa di più e offrendo maggiore certezze: “Le analisi suggeriscono che la scuola sia stata distrutta durante gli attacchi statunitensi alla base navale iraniana”, scrive il quotidiano statunitense. La distruzione dell’edificio scolastico, a lezioni ancora in corso, sarebbe però stata un errore, dovuto alla vicinanza ad una base militare iraniana, “Gli attacchi scolastici del 28 febbraio a Minab, che hanno ucciso decine di persone, tra cui bambini- spiega infatti il Nyt- sembrano essere stati parte di un attacco alla base navale adiacente nel sud dell’Iran, dove, secondo i funzionari, stavano operando le forze statunitensi”.
Le immagini satellitari che mostrano gli edifici della scuola e della base militare di Minab prima e dopo gli attacchi del 28 febbraio (photo credit: Nyt/web)
USA E ISRAELE TRA INDAGINI E SMENTITE
Pochi giorni fa il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha ammesso che l’esercito americano stava indagando sull’accaduto. Le fonti di Reuters non hanno comunque escluso la possibilità che emergano nuove prove che possano assolvano gli Stati Uniti e indicare un altro responsabile dell’incidente. D’altro canto, quasi in contemporanea, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che le forze statunitensi “non avrebbero preso di mira deliberatamente una scuola”, e l’esercito statunitense ha affermato di “aver esaminato” le segnalazioni di “danni ai civili”.L’Idf da parte sua ha negato del tutto ogni responsabilità dichiarando di non essere a conoscenza di alcun attacco israeliano o statunitense in quella zona.
UNICEF: DALL’INIZIO DEGLI ATTACCHI IN IRAN 180 BAMBINI UCCISI
L’attacco alla scuola di Minab è stato definito il più mortale che ha colpito i civili nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro Teheran. Neanche a Gaza in un solo raid sono stati uccisi così tanti bambini. E oggi l’Unicef ha fatto il bilancio complessivo delle piccole vittime dell’escalation militare in Medio Oriente: dei circa 180 bambini morti a causa dei raid, ci sono le 168 bambine uccise nell’ attacco alla scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, mentre le lezioni erano in corso.
LA CONDANNA DELL’ONU E IL FUNERALE-EVENTO
L’Onu ha condannato l’attacco, definendolo un crimine di guerra. Inoltre, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, senza specificare chi riteneva responsabile dell’attacco alla scuola, aveva sollecitato martedì scorso un’indagine. “L’onere di indagare ricade sulle forze che hanno perpetrato l’attacco”, ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, da Ginevra. Mentre il funerale delle bambine, che si è tenuto martedì scorso, 3 marzo, è diventato un grande evento mediatico: le immagini sono diventate virali su social e media, commuovendo il mondo intero.
(photo credit foto di apertura: Seyed Abbas Araghchi / X )
.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
