giovedì, 30 Aprile 26

Parodi lascia l’Anm e si commuove: “Oggi l’ultimo discorso, lascio ma la mia esperienza è stata straordinaria”

PoliticaParodi lascia l’Anm e si commuove: “Oggi l’ultimo discorso, lascio ma la mia esperienza è stata straordinaria”

ROMA – “Ci siamo, è l’ultimo discorso”. Inizia con queste parole il presidente dimissionario dell’Anm, Cesare Parodi, prendendo la parola al Comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati che ha all’ordine del giorno anche le sue dimissioni, annunciate il giorno del referendum sulla giustizia. Parole pronunciate, nel suo discorso di saluto, con una evidente commozione e sottolineate da un lungo applauso dei colleghi. “Oggi lascio – dice Parodi – sento il bisogno di tornare alla mia famiglia e l’Anm ha bisogno di un presidente a tempo pieno. Io so che avremo ancora tanti problemi. Spero di restare nel Cdc, voglio rimanere da voi” ma “chi mi ha dato la vita ha purtroppo bisogno anche di me” (il riferimento è alla madre che non sta bene e che lo ha indotto al passo indietro per motivi familiari).

Parodi continua: “Rimpiangerò profondamente questo anno. È stata un’esperienza straordinaria che mi ha dato molto, ma la vita a volte ci impone delle scelte che non possiamo eludere e credo che in questo senso la mia scelta sia stata un passaggio obbligato. Aldilà degli affetti, ci sono degli obblighi. Continuerò ad essere sempre con voi in tutti i sensi”. Alla fine scherza, con un riferimento implicito al sorteggio che era stato pensato per i magistrati nel Csm con la riforma bocciata dai cittadini: “So che da oggi lavorerete insieme prima di tutto per cercare un programma e ci aspettano anni difficili. Da questo programma dovrebbe venire un nuovo presidente, ho saputo dell’idea di sorteggiarlo – chiosa con ironia – e su questo non sono d’accordo…”. Di nuovo un lungo applauso di saluto dai colleghi.

REFERENDUM. PARODI: NON CERTIFICA CHE VA TUTTO BENE, DA CITTADINI NO DELEGA IN BIANCO

“Il voto referendario non ha certificato
che tutto funziona bene nella magistratura, ha detto una cosa
diversa e più sottile: che i cittadini hanno ritenuto
semplicemente preferibile difendere l’impianto costituzionale
esistente piuttosto che modificarlo in quel modo in quel momento.
Questo significa che il corpo elettorale ha confermato la fiducia
della funzione, non necessariamente in tutte le sue modalità di
esercizio”. Lo dice il presidente uscente dell’Anm, Cesare
Parodi, al Comitato direttivo centrale.
L’ormai presidente dimissionario, nel suo discorso di saluto ai
colleghi, cita un film “Salvate il soldato Ryan” di Steven
Spielberg. “La scena finale – dice – il capitano Miller morendo
sussurra al soldato che ha salvato, James: ‘Earn it, earn this’.
Meritalo, merita questo. Ecco, questo è il secondo punto. I
cittadini italiani con il loro voto ci hanno dato una
straordinaria apertura di credito, sta a noi meritarlo
riconquistando credibilità, fiducia, trasparenza, professionalità
e dimostrando di saperci autoregolamentare indipendentemente
dalle stagioni politiche. Se non lo faremo avremo sprecato
un’occasione storica, non l’avremo meritato. È una delega forte
quella dei cittadini, ma non in bianco. Proprio per questo la
vittoria genera una responsabilità ulteriore. Abbiamo chiesto
fiducia, ci è stata concessa e dobbiamo meritarla adesso. Se dopo
il voto passa il messaggio che andava tutto bene allora questa
fiducia è destinata a presto venire meno”.

PARODI: DOPO IL REFERENDUM RINNOVAMENTO PER RIFORME CREDIBILI

“Vedete le fasi di vittoria sono le uniche, secondo me, in cui un cambiamento è veramente possibile. La storia delle istituzioni ci insegna una regola semplicissima: le riforme credibili si fanno quando non sono imposte ma scelte. Dopo un simile risultato la magistratura non è sulla difensiva, non subisce una sconfitta da rimuovere, non è costretta a reagire per paura. È quindi il solo momento in cui il rinnovamento può apparire autonomo e non eterodiretto, responsabile e non opportunistico, credibile e non strumentale. Se il cambiamento viene rinviato arriverà comunque, ma per imposizione esterna, e arriverà, ne sono sicuro, ma sarà molto più duro. Allora sarà detto come una resa e non con una scelta. La credibilità oggi non è del nostro ruolo ma dal comportamento che sapremo assumere come singoli e come associazione”. Dice tra gli applausi il presidente Parodi. “Vedete – aggiunge – c’è un dato irreversibile: la magistratura non gode più di una fiducia automatica fondata solo sulla funzione costituzionale. Non è più così. La credibilità oggi si misura sulla trasparenza, sulla sobrietà, sulla coerenza, sulla capacità di autocritica e sulla qualità quotidiana del lavoro. Il risultato del referendum ha aperto uno spazio di ascolto ma questo spazio è destinato a chiudersi rapidamente se non verrà riempito da segnali concreti. Rinnovamento delle pratiche, rigore etico visibile, distanza chiara da opacità, corporativismi, personalismi. In parole semplicissime: la vittoria ha riacceso la luce ma non ha ripulito la stanza. Questo spetta solo alla magistratura perché i tantissimi giovani magistrati guardano e ci giudicano. Ci giudicano se l’unità sarà solo strumentale o reale, se la vittoria serve a conservare posizioni o a migliorare il sistema, se l’autonomia è vissuta come privilegio o come responsabilità quotidiana. Se il dopo referendum è fatto di autoreferenzialità, rivendicazioni, conflitti, chiusure difensive il messaggio che passa è disastroso. Se invece si tratta di un rinnovamento serio, anche faticoso, ci trasmette un’idea alta della nostra funzione. L’indipendenza non come un diritto acquisito ma una responsabilità quotidiana”.
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